“Battle Royale”… tra violenza e amore, un regalo inaspettato!
January 1, 2010
Non ho mai amato le storie d’amore.
In Italia, ad esempio, il 99% delle volte in un prodotto “artistico” si parla d’amore.
Che sia la fiction patinata, il mockumentary di turno o la biopic, c’è sempre la storia d’amore.
Puoi parlare di Einstein o di Puccini che la chiave di lettura è la storia amorosa.

La cosa buffa è che uno dei sentimenti più alti di cui l’uomo è capace, ovvero l’amore, si traduce in una rappresentazione mielosa, liquorosa, “cheesy”, talmente appiccosa da risultare insopportabile.
A Natale poi la situazione supera i livelli di soglia, con quintali di raccontini e filmetti all’insegna del “vogliamoci bene”…
Difficilmente si trovano rappresentazioni di una storia d’amore toccante, o almeno in base ai miei gusti. Una di queste, a quanto ricordo, era la pellicola “Lasciami Entrare”, dove si narrava questa relazione tra il giovane Oskar e la vampira Eli…
Lo stile asciutto e la naturalezza e freschezza della relazione non facevano che rafforzare la rappresentazione del sentimento, dimostrandone la grandezza fino all’esplosione emotiva della scena finale, veramente gargantuesca.
Poche parole, pochi gesti essenziali, quasi nessuna effusione, al contrario di baci, abbracci, cosce e goffe scene di sesso che infestano i film e i prodotti italiani in generale, ma spesso anche d’oltreoceano.

Detto questo, parlare di un libro come “Battle Royale” per me è tremendamente difficile.
E’ stato un regalo natalizio di un amico che conosceva i miei gusti, sicuramente attratto dall’incredibile veste grafica italiana, un piccolo capolavoro, con questa ragazza nipponica che mostra le mani insaguinate con a terra un machete, stilizzata in una grafica tagliente come il concetto stesso.

Lui sa quanto amo il Giappone e i suoi linguaggi artistici, il suo humor e il suo stile paradossale. Inoltre sa la mia passione per le storie così assurde quale è quella di “Battle Royale”, quindi è stato un acquisto sicuro.
Ammetto che prima di iniziare a leggerlo, conscio anche della pellicola ispirata al libro, mi ero detto: “Sarà divertente, sicuro, ma niente di più”.
Esistono bei libri, alcuni stupendi, ma pochi sono quelli in grado di essere “perfetti” per te. E’ un pò come la donna della propria vita, che fa scaturire l’amore più travolgente. Chiaramente con le dovute proporzioni, il libro “del cuore” è un pò questo.
E “Battle Royale” lo è stato per me.
La vicenda narrata dal libro è quantomeno paradossale, e di solito fa storcere il naso ai benpensanti e ghignare tutti gli altri.
In un Giappone sotto regime dittatoriale ha luogo questo “esperimento” (o “gioco”) dove una classe di terza media, all’inizio della gita scolastica, viene addormentata e portata su un isola. A ogni studente viene installato un collare al collo e consegnato un sacco con delle armi assegnate casualmente (possono essere armi di qualsiasi tipo, a volte da rasentare l’assurdità), e devono uccidersi tra di loro sino a che non ne rimarrà soltanto uno. I collari danno la loro posizione e i parametri vitali ai funzionari del governo, che durante lo svolgimento del gioco annunceranno delle aree dell’isola vietate. Nel caso uno o più partecipanti siano presenti in quelle aree, i collari provvederanno ad esplodere. Stessa cosa se nessun partecipante viene ucciso per 24 ore.
Il libro ci prende con forza e ci butta dentro a questa situazione tragica e al contempo paradossale, non limitandosi a narrare gli eventi bensì seguendo i vari allievi e prendendone il punto di vista in modo molto sottile ed efficace (ogni narrazione subisce le emozioni e viene filtrata attraverso gli occhi del partecipante di turno).
Vi chiederete: ma perchè la premessa della storia d’amore se si parla di un libro apparentemente cruento e violento?
Perchè, e questa è una opinione personalissima e sicuramente non condivisibile da tutti, “Battle Royale” riesce come quasi nessun altro a parlare d’amore. E ci riesce in una maniera unica e profonda.
Mentre si prosegue arrancando tra omicidi, mutilazioni, odore di sangue rappreso e polvere da sparo, mentre si possono sentire vividamente i tagli e le ossa che si rompono, un piccolo filo sottile si dipana per tutta la vicenda, l’amore in tutte le sue sfaccettature.
Che siano i due innamorati che per non sottostare a un gioco così crudele si suicidano gettandosi dalla scogliera piuttosto che l’amicizia tra le varie “coppie” del libro, Koshun Takami ci da un affresco delle emozioni umane portate all’estremo da una situazione di sopravvivenza così assurda e opprimente da risultare insopportabile.
Palese è il discorso dell’amore nello snodarsi della vicenda dei due reali protagonisti, Shuya e Noriko, ma una delle scene che più mi ha colpito tanto da risultare quasi impossibile da completare è quella di Yukiko e Yumiko, due giovani amiche fiduciose della bontà dell’animo umano che tentano di radunare i partecipanti e finiscono vittime del simbolo della malvagità causata dal “vuoto” di ideali o valori, lo studente Kazuo.
Proprio dopo una raffica di mitragliatrice si assiste a una breve conversazione tra loro due a terra, ferite mortalmente, che si conclude con “Sono felice di essere stata tua a…” seguita da un rumore secco di un colpo alla testa, con la protagonista che piange per l’ultima volta la sua amica fissandola nell’occhio ormai vitreo, attendendo il momento del suo colpo.
Una scena così atroce (che grazie alla maestria e al virtuosismo stilistico di Takami prende vita in maniera così chiara che si può sentire l’odore della terra e del sangue attraverso le narici delle due ragazze) è una delle scene d’amore più incredibili che abbia mai trovato su pellicola o carta stampata.
“Battle Royale” è un racconto iperbolico grandioso. Vi violenterà, vi mutilerà, vi ucciderà, vi farà sentire le ferite che si infettano durante la fuga per il bosco, il dolore della cartilagine che si frantuma sotto i colpi di una mazza da baseball in alluminio, la tensione e la lacerazione di tendini e ossa mentre i colpi si fanno avidamente spazio nei corpi degli studenti.
“Battle Royale” richiede uno sforzo di sopravvivenza da parte del lettore che non è semplicemente spettatore ma diventa protagonista nei panni di ogni singolo studente…
Ed è questo il punto in base al quale ritengo che chi critica questo libro bollandolo come violenza gratuita è semplicemente uno che non ha capito nulla di quelle 663 pagine.
“Battle Royale” utilizza una situazione al limite del paradosso per parlare approfonditamente di vita e morte.
Ogni singolo studente diventerà importante per voi, vivrete le sue emozioni e vi immergerete nella sua vita, e quando verrà ucciso spesso brutalmente proverete un dolore molto personale.
E così, le varie vicende di amore che si snodano per il libro sanno narrare questo sentimento di comunione di anime in maniera unica, rarissima in un’opera artistica.
“Battle Royale” può essere letto con una valenza politica, di critica alla società, e con mille altre chiavi di lettura.
Di fondo, tra i vari messaggi, io ho trovato disarmante come alla fine di una situazione così terribile in cui giovani studenti sono costretti ad uccidersi tra loro emerga comunque una speranza, una flebile luce in grado di riscattare l’animo umano da ogni abominio…
Proprio uno dei casi della vita… Nella festività cristiana della nascita di Cristo, figura che ha celebrato l’amore per il prossimo più di ogni altro, tanto da sacrificarsi per l’intera umanità (messaggio che trascende l’essere ateo o no ed è “positivo” in qualsiasi senso), un libro così violento e apparentemente lontano ne racchiude il medesimo messaggio e lo narra in maniera incredibilmente profonda ed efficace…
Proprio un bel regalo natalizio.
Glenn Gould, Wii Music e Guitar Hero…
September 11, 2009
Wii Music ha fatto discutere.
E lo fa ancora.

Buona parte dei giocatori sono rimasti indignati, alcuni si sono sentiti “traditi” da Mamma Nintendo, alcuni hanno strabuzzato gli occhi chiedendosi come Myamoto abbia potuto concepire un gioco di quel tipo, il tutto accanto ai confronti con Guitar Hero, Rock Band e simili che fioccano sempre più numerosi.
A tal proposito sorge spontaneo un quesito: ma cosa significa “fare musica”?
Cosa accomuna una famiglia caciarona in visita all’Acquario di Genova con uno dei più grandi e contestati nomi dell’arte contemporanea, Damien Hirst?
Mio sito online
April 15, 2009
Il mio sito web è online:
Complimenti e ringraziamenti speciali…
April 8, 2009
Adoro la fotografia…
Ebbene si, forse non lo voglio ammettere, ma il fotografo è da sempre un lavoro che avrei voluto fare. Mi calo ogni tanto nelle veste di fotografo, ma so riconoscere che le mie capacità in tal senso non sono ottimali.
Il mio amore per la fotografia è incondizionato. Trovo sia una delle arti più profonde, che sanno cogliere l’immagine e l’anima, ponte tra la grande tradizione pittorica e la tecnica moderna. Che siano i quadri di Witkin, le opere dei grandi della storia come Bresson, Capa, Man Ray, gli scatti taglienti di Araki piuttosto che i reportage del World Press Photo, sfoglio con entusiasmo i cataloghi e le pubblicazioni, divorandoli come un bambino di fronte a un libro di fiabe pop-up (si, adoro anche quelli, ma è un’altra storia).
Ammetto di essere incredibilmente critico sulle opere dei fotografi… Raramente trovo qualcuno in grado di colpirmi, perchè la bellezza dello scatto va al di la della correttezza dell’esecuzione. Ci sono scatti imperfetti, rubati, strascicati ma che hanno una potenza incredibile.
Nell’ambito artistico è addirittura veramente difficile trovare qualcuno in grado di esprimere qualcosa fotografando un concerto o una performance musicale. Sono rarissimi i fotografi che riescono a catturare l’anima dell’evento musicale. Pochi gli scatti che adoro.
Mi piace moltissimo, ad esempio, il lavoro di Danny Clinch, uno dei pochi in grado di restituire l’atmosfera musicale di chi fotografa o filma. Storico ad esempio per me il video allegato all’edizione speciale di Devils and Dust di Springsteen. Il boss e la sua chitarra, soli in una casa decadente, con visioni rubate attraverso alcuni specchi. Una sola stanza e una performance unplugged ruvida, ma incredibilmente toccante, filmata in maniera magistrale come mai sono riuscito a ritrovare in un dvd musicale. Il tutto legato principalmente alla visione “fotografica” dell’artista.
Quando vidi le foto di Elypurple, alias Elisa Caldana, rimasi stupefatto… Fu la volta che mi cadde la tazza di thè sul mio defunto Acer mentre osservavo a bocca aperta le sue opere. Erano alcuni scatti dall’Umbria Jazz…
Quelle non erano semplici foto. Erano diverse da quelle montagne di scatti scialbi da matrimonio che si vedono in giro tratti da eventi live. Erano diversi da tutte le visioni perfettine e statiche onstage. Quelle foto avevano il profumo del palco, il sudore dei musicisti, la forza e la potenza dell’evento sonoro.
Quelle foto raccontavano una storia, raccontavano come Elisa vedeva i musicisti, e raccontavano anche le emozioni dei musicisti, la loro concentrazione. Quegli scatti, in poche parole, avevano un’anima.
Ho avuto l’onore e il piacere di conoscere Elisa per il concerto all’auditorium Paganini del 19, dove lei si è occupata degli scatti della serata. Oltre che essere una persona di incredibile simpatia, intelligenza e modestia è tra i (pochi) fotografi che adoro visceralmente.
Consiglio a tutti di recuperare il suo lavoro, di cercare alcuni dei suoi ritratti. Potete trovare varie sue foto sul mio sito, www.guidoponzini.eu , e sul suo sito per quanto riguarda le altre sue collezioni: http://www.elypurple.it/
E’ difficilissimo trovare un fotografo in grado di ritrarre i momenti musicali con forza artistica e spinta emozionale.
Elisa è uno di quelli. Complimenti.
De Filippi, Amici e Witkin
April 4, 2009
Opinione spesso comune tra le persone è che l’arte debba rappresentare il bello.
L’arte vive e da godimento perchè è bella.

Io adoro Joel Peter Witkin. L’ho detto, l’ho ridetto, l’ho ripetuto tantissime volte, tanto da destare preoccupazione in chi mi conosce pensando in una arterio galoppante.
L’altro giorno ho acceso la televisione e mi sono imbattuto in Amici e X-Factor. Nel contempo, tutti i giornali e i telegiornali annunciano che l’industria musicale italiana pare aver trovato la panacea ai problemi che la afflige.
La strada verso il “rinnovamento” (sottolineo, “rinnovamento”) è l’investire nei giovani, e dove andare a pescare se non nei format che allevano questi nuovi talenti?
Io ammiro la capacità di inventiva di Maria De Filippi. La ammiro davvero. I suoi format paiono vendere “bellezza”. “Amici” ha un bello studio, i partecipanti sono sempre giovani aitanti con fisici prestanti, così come i ballerini e i coreografi. La fotografie e le riprese sono patinate, le scritte glitterate… E’ la fiera di luci e lustrini. Ma, soprattutto, mostrano emozioni, con giovani che piangono, si arrabbiano, insultano i loro tutori. Ci sono a volte risse, a volte abbracci, ma qualcosa succede sempre.

Le lacrime scendono ad ettolitri, e anche quelle luccicano sotto i riflettori, e si sa che le lacrime sono come un vestito nero, vanno bene sempre, ai matrimoni, ai funerali e ai battesimi, percui c’è sempre l’occasione. “Amici”, quindi, produce arte, o almeno così sembra… Presenta la “bellezza”, crea musica e teatro tanto da far resuscitare il moribondo e zombifico mondo della discografia italiana, provoca emozioni e soprattutto le rappresenta, le smercia attraverso il tubo catodico o il plasma a cui siamo davanti.
Ma siamo sicuri che la situazione sia così idilliaca? Che cos’è l’arte?
Un grazie di cuore per il 19
February 26, 2009

Grazie a Guo Yue e alla sua maestria, grazie ad Adel e Naziha per il loro virtuosismo e bravura, grazie a Fulvio che è da sempre uno dei percussionisti più impressionanti che abbia mai conosciuto, il cui stile è così sublime e la sua sensibilità musicale così inarrivabile, grazie a Vladimir e alle sue cascate di note che mi hanno riportato a Vienna (;) …), grazie ad Angela e alla sua abilità al violino, grazie a Fabio Ranghiero per le sue composizioni, la sua gentilezza e disponibilità, e per lo splendido pezzo con Wii Music, grazie a Francesco Camattini e Alessandro Sgobbio per la loro bellissima musica, grazie a Grazia Cinquetti e alle sue dolci note, grazie a Marta Ascari per l’excursus latino (Publio Aelio ne sarebbe fiero), grazie a Bruno per aver curato i suoni.
Grazie a MdM, Magiustra, Audiohead, JJ per essere venuti a suonare Wii Music e per averci inviato le loro bellissime composizioni.
Grazie a Diletta Canepari per la sua brillante presentazione che ci ha aiutati a tenere il filo di un discorso così complesso.
Grazie a Giacomo “Gunny” Talamini e Mattia Gri per le riprese (e per il ricordo di Shan Qi) e a Elisa Caldana per le sue incredibili foto.
Grazie a Nintendo per il supporto e per il software Wii Music.
Grazie all’assessore Lorenzo Lasagna e al Comune di Parma, che hanno dimostrato come il marchio “Generazioni Creative – Parma produce cultura e innovazione” dia effettivamente la possibilità di aprire discorsi sulle novità e sui nuovi fermenti culturali, e che a Parma effettivamente c’è qualcosa oltre alla lirica.
Grazie a Banca Monte per il contributo all’evento, alla Società dell’Accademia e all’Ass. Culturale Lune Nuove per l’inestimabile contributo organizzativo.
Grazie a Nintendarea e al suo staff per averci aiutato nell’organizzazione del concorso.
Grazie naturalmente a tutto il pubblico che ha accolto l’invito a questo concerto, spero sia stato un bel momento quanto lo è stato per me.
Ma un grazie particolare lo tengo per la persona che ha concepito, creato, organizzato tutto questo, a partire dalla parte tecnica per arrivare alle scelte artistiche e di direzione della serata: Giovanni Amighetti.
Senza di lui tutto questo non sarebbe stato possibile.
Grazie di cuore.
Guido
Guido Ponzini Wii Music Live 2009
February 12, 2009
Segnalo qui sotto link con informazioni per l’evento che si terrà Giovedì 19 febbraio alle ore 21 nella splendida cornice dell’auditorium Paganini…
Non mancate!!!
Approfondimento su Wiimag riguardo Wii Music
January 10, 2009
Se siete interessati in Wii Music, se i miei articoli vi hanno incuriosito, o se semplicemente vi piacerebbe saperne di più e vedere il gioco in un’ottica un pò più “informata”,allora sul numero 4 di WiiMag (edito da Sprea) ora in edicola c’é approfondimento di Giovanni Amighetti (produttore internazione di world music che ha lavorato con diversi artisti della Real World di Peter Gabriel e con altri nomi del panorama musicale come Paco de Lucia, Jan Garbarek, Mari Boine, solo per citarne alcuni) riguardo le funzioni avanzate del gioco, compratelo!
Vi linko qualche scan ![]()
Scan 1
Scan 2
Acquisto consigliato a tutti quelli che vogliono qualche spunto per migliorare il proprio utilizzo di Wii Music!
Arte e videogioco 1: Joel Peter Witkin e Silent Hill
January 2, 2009
Joel Peter Witkin ti cambia.
