De Filippi, Amici e Witkin
April 4, 2009
Opinione spesso comune tra le persone è che l’arte debba rappresentare il bello.
L’arte vive e da godimento perchè è bella.

Io adoro Joel Peter Witkin. L’ho detto, l’ho ridetto, l’ho ripetuto tantissime volte, tanto da destare preoccupazione in chi mi conosce pensando in una arterio galoppante.
L’altro giorno ho acceso la televisione e mi sono imbattuto in Amici e X-Factor. Nel contempo, tutti i giornali e i telegiornali annunciano che l’industria musicale italiana pare aver trovato la panacea ai problemi che la afflige.
La strada verso il “rinnovamento” (sottolineo, “rinnovamento”) è l’investire nei giovani, e dove andare a pescare se non nei format che allevano questi nuovi talenti?
Io ammiro la capacità di inventiva di Maria De Filippi. La ammiro davvero. I suoi format paiono vendere “bellezza”. “Amici” ha un bello studio, i partecipanti sono sempre giovani aitanti con fisici prestanti, così come i ballerini e i coreografi. La fotografie e le riprese sono patinate, le scritte glitterate… E’ la fiera di luci e lustrini. Ma, soprattutto, mostrano emozioni, con giovani che piangono, si arrabbiano, insultano i loro tutori. Ci sono a volte risse, a volte abbracci, ma qualcosa succede sempre.

Le lacrime scendono ad ettolitri, e anche quelle luccicano sotto i riflettori, e si sa che le lacrime sono come un vestito nero, vanno bene sempre, ai matrimoni, ai funerali e ai battesimi, percui c’è sempre l’occasione. “Amici”, quindi, produce arte, o almeno così sembra… Presenta la “bellezza”, crea musica e teatro tanto da far resuscitare il moribondo e zombifico mondo della discografia italiana, provoca emozioni e soprattutto le rappresenta, le smercia attraverso il tubo catodico o il plasma a cui siamo davanti.
Ma siamo sicuri che la situazione sia così idilliaca? Che cos’è l’arte?
Non lo so. E’ uno di quei termini che non si possono spiegare, è come spiegare Dio, è come spiegare l’amore, è come spiegare la sofferenza, non si può sapere. E’ come spiegare quando ti nasce un figlio cosa provi (io ad esempio non ne ho la più pallida idea), è come spiegare cosa provi se assisti alla morte di un parente, sono emozioni così profonde che non si possono definire con la parola. Personalmente ritengo che tutto ciò che si sa dell’arte è che plasma le emozioni, è come la scintilla che fa accendere la fiamma… L’arte qualcosa suscita, e quello che suscita la vera arte, l’arte con la A maiuscola, è una emozione così profonda che va oltre la tristezza e la felicità dell’anima, è qualcosa che ti cambia (ricordate il discorso riguardo a Pollock? )…

Detto questo, cosa c’entra Witkin?
Witkin è l’esempio per me più lampante di arte moderna.Lui è in grado di prende il brutto, l’orrore, la perversione, il fango, la melma, le brutture, le deformità della nostra società, e li utilizza come soggetti per creare grande arte. Witkin non utilizza quasi mai modelli dalle forme perfette. Rappresenta la cosa che più spaventa ognuno di noi, la morte. Witkin non puoi descriverlo. Se si prendono in maniera didascalica i suoi soggetti, si dovrebbe parlare di cadaveri, arti amputati, deformità fisiche, transessuali. Tutti termini che risultano graffianti e disturbanti. Se si guarda una sua foto l’impatto è così profondo e devastante da risultare sublime.

Witkin prende il brutto, l’orrido e lo trasforma in arte sublime. Rilegge la grande arte del passato con un occhio moderno. Sotto tutta l’apparenza, sembra mandare un messaggio di grandissima speranza, valido in un momento storico così difficile. Sembra prenderci per mano e dirci: “Anche dall’orrore più indicibile si può creare il bello.”.
Dal lavoro di Witkin non emergono lacrime glitterate, emozioni patinate.
Dal lavoro di Witkin emergono vibranti ritratti di persone nel momento più atroce e terribile della loro vita, di persone segnate da malformazioni o da esistenze problematiche, e ci vengono raccontate in un modo così diretto e così profondo da risultare sconcertanti.

L’Arte non è un percorso facile. Spesso le persone pensano che l’arte debba divertire, debba piacere immediatamente. Le persone ritengono che l’arte debba per forza avere un aspetto esteriore “piacevole”. La nostra società, ad oggi, non contempla lo sforzo per capire il prodotto artistico. Tutto deve essere immediato, subito comprensibile. I fenomeni che seguono questo trend sono molteplici, da Allevi che asserisce che per imparare a dirigere basta Youtube ai cantanti di Amici che piangono per una sconfitta e che per qualche trasmissione ricevono in regalo un contratto discografico.

Un’opera di Witkin, tanto quanto un concerto di Bela Bartok, una composizione di Ligeti o Berio, Bach o Handel, Schumann o Berlioz, un quadro di Pollock o Goya, contiene non solo un percorso artistico e tecnico di assoluto valore (infinitamente più complesso dell’impararsi la canzoncina a memoria, frutto di anni di studio e di sviluppo di una tecnica e di un linguaggio raffinatissimo e perfetto nella loro produzione artistica), ma un discorso intellettuale articolato e soprattutto una descrizione di emozioni universale.

In ognuna di queste grandi opere c’è l’emozione della nascita di un figlio, della morte di un parente, della prima volta, della bellezza di un paesaggio, c’è il distillato più puro di ogni emozione ponderabile dallo spirito umano. Non è immediatamente visibile, ma una volta raggiunta è più inebriante di qualsiasi droga, programma televisivo, bevanda o cibo esistente.
Witkin prende le atrocità e l’orrore per creare un prodotto di assoluto valore artistico, le cui emozioni sono si meno “evidenti”, ma una volta scoperte sono così profonde da guidare il fruitore in una sorta di esperienza mistica. De Filippi, Amici e X-Factor prendono il bello per creare un’opera che ogni giorno di più sgretola la possibilità dei giovani di sforzarsi di apprezzare l’arte, lobotomizzando la necessaria curiosità e l’imprescindibile sforzo che richiede un vero prodotto artistico per essere apprezzato.
E’ buffa a volte la prospettiva.

Ciao Guido,
ho apprezzato molto questo tuo intervento grazie al quale posso anche conoscere qualcosa su Witkin che ammetto candidamente di non conoscere. Per quanto riguarda “Amici”, beh, in effetti c’è da ammirare la De Filippi e i suoi collaboratori per la loro furbizia, perché hanno creato qualcosa molto facile da vendere e, anche se mi secca ammetterlo, ci vuole talento anche per concepire queste trovate.
Tuttavia, come ho spesso avuto modo di dire, trovo che Amici rappresenti soprattutto l’elogio della mediocrità, non solo artistica ma anche morale.
Ricordo il preconcerto al Paganini quando sono venuto a sentirti suonare… ho sentito molti giovanissimi artisti come Grazia Cinquetti e altri di cui non ricordo i nomi e sono rimasto veramente sbalordito dal loro incredibile talento e dalla loro inventiva e finalmente mi sono potuto trovare al cospetto della vera arte, quella che unisce il Cuore al talento. Mentre ad Amici non c’è il cuore e di talento ce n’è davvero poco (vogliamo dire che Marco Carta sa davvero cantare? ma andiamo via….).
X FACTOR non è pessimo come amici ma mi ha deluso Morgan, che era sempre stato un personaggio un pò “alternative”, che si è prestato a diventare giurato di un Reality Show. Speriamo di non vederlo mai sull’Isola o peggio alla Fattoria…
Non è la prima volta che sento parlare di questo Witkin e devo dire che è una figura assolutamente affascinante! Per quanto riguarda i vari talent show (perchè questo è il loro immeritatissimo nome) credo che nessuno in quei programmi sappia cos’è realmente l’arte. Masse di giovani che dovrebbero saper ballare, cantare o recitare ma che per aumentare l’audience non fanno altro che litigare; perchè litigare è l’unica cosa che sanno realmente fare.
molto bello questo tuo intervento, mi piace rilevare che almeno il programma della De Filippi potrebbe essere attinente al brutto, personaggi fisicamente belli e bravi nel loro lavoro ma che si comportano in modo molto brutto (insultando i maestri), bruttamente il programma è una guerra dell’uno contro l’altro per fare emergere il cosiddetto migliore (ma migliore solo in un campo della sua vita, l’essere umano è tutto lì? deve saper ballare bene o cantare bene o lavorare bene?).
Tutto questo bello che ci vendono i media, e che costringono anche noi a vendere, non so se hai mai avuto un blog da lunghi anni, quando mi hanno cancellato dalle classifiche di una piattaforma perché in quel momento facevo discorsi che si ritiene possano disturbare gli inserzionisti della pubblicità, che poi non è neanche vero, visto che si sono venduti prodotti anche con immagini disturbanti, ma non è questo l’essenziale, spero che non si consideri bello solo ciò che si vende e si compra.
[...] Salta ai commenti Un recente post sul blog dell’amico Guido mi ha dato da riflettere sul fenomeno dei Talent Show. Come molti [...]
Ciao Guido,
), e mi trovo in larga parte d’accordo con te.
purtroppo a Parma non ci siamo conosciuti, comunque sono parte dello staff di Nintendarea.
Ho appena letto questo post (dovevo linkare il blog per l’intervista a Stocco
L’unico punto sul quale ho qualche riserva è “il grosso lavoro intellettuale” che un’opera d’arte necessità; premetto: non sono convinto che io abbia ragione / torto o quant’altro, visto anche la complessità delll’argomento.
Al contrario tuo, io sto compiendo il mio cammino artistico in un’arte che è da poco diventata arte, e comunque è estremamente radicata nelle cultura pop ben più che in quella comunemente detta “alta”, e cioè il fumetto.
E’ vero che spesso le migliori opere d’arte partono anche da solide basi intellettuale (e culturali), ma credo che qualità artisticamente e, appunto, intellettuale, siano completamente slegate. Il lavoro di ricerca è fondamentale nel linguaggio espressivo, non tanto nel contenuto, per quanto mi riguarda: si può fare arte parlando di fagioli (courbet) e non farla (pur tentando) parlando di Aristotele (nome a caso).
Insomma, è un tema che mi sta particolarmente a cuore sia perché viene spesso usato per declassare l’arte pop, anche quando porta a risultati artistici grandiosi, sia perché ci sono veri e propri artisti che, per colpa del contenuto trattato (non “altissimo”, non sono stati apprezzati come altri dalla critica (Moravia).
Insomma, secondo me arte e intelletto sono accomunati più per mano della critica (all’arte si interessano più gli intellettuali che la gente “normale”, e quasi mai conoscenze enciclopediche coincidono con sensibilità artistica) che per affinità connaturate.
My 2 cents, ovviamente
Argh, rileggendo il post ho notato che ho sbagliato a coniugare milioni di cose, chiedo venia ma sono di fretta!